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	<title>Il blog di Yooplus</title>
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	<description>Solo un altro sito WordPress</description>
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		<title>Enterprise Social Network nella Pubblica Amministrazione</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 13:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Del Freo</dc:creator>
				<category><![CDATA[P.A.]]></category>
		<category><![CDATA[ESN]]></category>
		<category><![CDATA[ROI]]></category>

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		<description><![CDATA[Quanto vale un Enterprise Social Network ? Ha un proprio ROI (Return Of Investiment)  ? È un valore spendibile o anche solo semplicemente utilizzabile ? La recente valutazione di Goldman Sachs circa il collocamento in borsa di Facebook a circa 50 mld di dollari presume che ogni identità su Facebook ,vera o fasulla che sia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto vale un Enterprise Social Network ? Ha un proprio ROI (Return Of Investiment)  ?<br />
È un valore spendibile o anche solo semplicemente utilizzabile ?</p>
<p>La recente valutazione di Goldman Sachs circa il collocamento in borsa di Facebook a circa 50 mld di dollari presume che ogni identità su Facebook ,vera o fasulla che sia, valga più o meno 100 dollari. Al netto dei fake e dei gruppi al giusto cambio diciamo circa 100€, è ovviamente un valore arrotondato per fare due conti con maggiore rapidità.</p>
<p>In cosa consiste questo valore ? Il valore consiste nella potenzialità di vendita di ogni profilo a chi effettua ricerche (marketing, sociali, tendenza, politica ecc. ecc.) o voglia vendere pubblicità ad un pubblico selezionato, quanto sia attendibile questo valore lo dirà il mercato e la capacità dei manager di Facebook.<br />
Il vero problema per chi volesse e potesse usare FB per fare  analisi, sondaggi, e pubblicità è l&#8217;attendibilità di quei profili  (a volte fake e incontrollabili), l&#8217;affezione del pubblico, la usabilità di quelle informazioni.<br />
Facebook non è un social network nato per le aziende e certamente è privo di moltissimi degli strumenti necessari per un social media aziendale o per la pubblica amministrazione, oltre ad essere completamente deficitario in termini di sicurezza, privacy ecc. ecc. (vedi l&#8217;<a href="http://www.intranetexperience.com/ourblog/2010/10/facebook-as-an-intranet-part-3-10-more-reasons-not-to-consider-facebook-for-your-intranet-platform/">articolo</a> di Sean R. Nicholson)</p>
<p>Ma è certo che un social media ben strutturato, che abbia caratteristiche di sicurezza, privacy, possa avere gruppi moderati, strumenti di identificazione e di fidelizzazione che vanno al di là dell&#8217;uso prettamente hobbystico, potrebbe avere un valore uguale o  superiore ai 100€ per iscritto sia per un ente pubblico sia per una azienda.<br />
Poter contare sulle opinioni del proprio social network, poter chiedere a gruppi di professionisti un parere tecnico, ad un gruppo di cittadini un&#8217;opinione preventiva su scelte di bilancio, di arredo urbano, di pianificazione territoriale, certamente vale e vale molto di più dei 100€ che ha individuato Goldman Sachs.<br />
Oggi la Pubblica Amministrazione informa o intervista i propri cittadini a costi di solito elevatissimi, un social network consente di abbattere i costi in modo drastico, limitando i media tradizionali a quelle categorie che statisticamente non sono presenti su internet.</p>
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		<title>Il SocialMediAbility delle Aziende Italiane, risultati e opportunità</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 13:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Festari</dc:creator>
				<category><![CDATA[SOCIAL]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 14 gennaio, a Milano, si è tenuta la presentazione della ricerca “Il SocialMediAbility delle Aziende Italiane” (qui trovate le slide mostrate durante il convegno) condotta tra maggio e novembre 2010 dagli studenti del Master in Social Media Marketing &#38; Web Communication della Scuola di Comunicazione IULM allo scopo di indagare l’utilizzo dei social media da parte delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 14 gennaio, a Milano, si è tenuta la presentazione della ricerca “<em>Il SocialMediAbility delle Aziende Italiane</em>” (<a title="Slideshare socialmediability" href="http://www.slideshare.net/mastersocialmedia/il-socialmediability-delle-aziende-italiane" target="_blank">qui</a> trovate le slide mostrate durante il convegno) condotta tra maggio e novembre 2010 dagli studenti del <a title="Master in Social Media Marketing e Web Communication website" href="http://www.mastersocialmediamarketing.it/" target="_blank">Master in Social Media Marketing &amp; Web Communication</a> della Scuola di Comunicazione IULM allo scopo di indagare l’<strong>utilizzo dei social media da parte delle aziende italiane</strong>.<span id="more-62"></span> Esattamente 720 le imprese prese in considerazione, appartenenti a 6 diversi settori merceologici:</p>
<ul>
<li>moda</li>
<li>alimentare</li>
<li>hospitality</li>
<li>pubblica amministrazione</li>
<li>banche</li>
<li>elettronica</li>
</ul>
<p>La ricerca si è concentrata su tre particolari dimensioni del comportamento delle aziende nei confronti dei social media (orientamento ai social media, gestione ed efficacia delle azioni adottate) ed è stata effettuata attraverso un’analisi desk, dei sondaggi online e delle interviste cati.</p>
<p>La misura di queste tre dimensioni ha consentito di costruire il cosiddetto “<em>SocialmediAbility</em>”, un indice grafico a forma di triangolo che sintetizza le percentuali della presenza e dell’uso dei social media da parte delle aziende.</p>
<p>Tenendo presente che la ricerca non ha tenuto conto dell’aspetto qualitativo, ci troviamo di fronte a un <strong>panorama desolante</strong>. Se a livello generale si nota quasi ovunque una buona presenza nell’ambito del Web 1.0 con percentuali positive di siti attivati e di altre forme d’interattività (come forum ed email), la situazione precipita sul lato 2.0: infatti <strong>solamente il 32,5% utilizza almeno un canale social nel proprio piano di comunicazione aziendale</strong> e la stragrande maggioranza delle aziende non inserisce link collegati ai propri profili social all’interno del sito del brand.</p>
<p>Oltre a un’innegabile grado di pregiudizio nei confronti dei social media (spesso marchiati come luoghi della fannulloneria), questo atteggiamento ambivalente viene giustificato dalle aziende stesse con una scarsa conoscenza sia delle opportunità strategiche offerte dal Web 2.0 (58%) che dell’utilizzo concreto degli strumenti (46%).</p>
<p>In Yooplus lavoriamo per fornire un’alternativa positiva a questa buia fotografia di un’Italia rimasta al Medioevo digitale: abbiamo raccolto da tempo la sfida posta dal Web 2.0 e conosciamo le <strong>grandi possibilità di interazione e di business</strong> <strong>derivanti dall’adozione e dall’utilizzo strategico delle tecnologie sociali</strong>.<br />
Da questa consapevolezza sono nate le piattaforme <a title="weplus" href="http://www.weplus.it/" target="_blank">We+</a> e <a title="Nuplus" href="http://www.yooplus.com/nuplus/" target="_blank">Nu+</a> con cui è possibile creare ambienti telematici imperniati sul dialogo in real-time, sulla collaborazione, sulla trasparenza, sull’aggregazione di interessi e finalità comuni, permettendo di migliorare la comunicazione (sia verso l’esterno che verso l’interno), di rendere gli iter aziendali più flessibili e fluidi, di valorizzare le singole professionalità e aumentare la produttività dell’impresa.<br />
Insieme possiamo mettere la dimensione sociale e digitale al centro delle strategie della comunicazione aziendale in Italia, recuperando il tempo perduto tra dubbi infondati e pregiudizi inconsistenti.</p>
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		<title>Dal sito alla community aziendale</title>
		<link>http://blog.yooplus.com/2010/12/10/dal-sito-alla-community-aziendale/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Dec 2010 17:01:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Grimaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[SOCIAL]]></category>

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		<description><![CDATA[Trasformare Il sito aziendale in una community è sicuramente una delle sfide da affrontare per stare al passo con le evoluzioni dell’ambiente web. Niente più sito vetrina, dominato e controllato dall’azienda/brand ma un’apertura verso l’ascolto delle conversazioni che ogni giorno affollano la rete. Concordo con l’articolo di Stefano Mizzella sulla Social Retail Strategy, pubblicato qualche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trasformare Il sito aziendale in una community è sicuramente una delle sfide da affrontare per stare al passo con le evoluzioni dell’ambiente web. Niente più sito vetrina, dominato e controllato dall’azienda/brand ma un’apertura verso l’ascolto delle conversazioni che ogni giorno affollano la rete. Concordo con l’articolo di Stefano Mizzella sulla <a href="http://www.socialmediascape.org/social-retail-strategy-long-lasting-experience/" target="_blank">Social Retail Strategy</a>, pubblicato qualche giorno fa, e aggiungo che oggi è più che mai necessario per un brand fare attività e presenza sui principali social media valorizzando la promozione e le esperienze di acquisto, ma soprattutto è indispensabile che il brand stesso riesca a trarre valore dai feedback che i suoi consumatori pubblicano e condividono in rete. Ma perché ascoltare solo le conversazioni che avvengono fuori dal proprio canale istituzionale? Perché non accompagnare gli utenti verso il proprio ambiente? Una community proprietaria può avere la doppia funzione di valorizzare il proprio brand e di conoscere a fondo i propri consumatori, ascoltando, interagendo, promuovendo e incentivando le persone ad “affezionarsi” ai prodotti e al marchio stesso. Senza contare il capitale sociale che crea valore internamente e non è rivendibile da piattaforme social estranee all’azienda.<br />
Noi ci siamo già mossi in questa direzione, sviluppando la piattaforma <a href="http://www.yooplus.com/nuplus/" target="_blank"><em>nu+</em> Enterprise Social Network</a>, specificatamente studiata per creare community aziendali interne o basate su interessi e passioni comuni. Mai come questa volta, bisogni e soluzioni corrono sullo stesso binario.</p>
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		<title>ESN –  In 8 Slides of Less&#8230;</title>
		<link>http://blog.yooplus.com/2010/11/24/esn-%e2%80%93-in-8-slides-of-less/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 14:40:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Christel</dc:creator>
				<category><![CDATA[E 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[I have been plagued with the question, by multiple people, what is an enterprise social network?   Can I understand it, without having to read a 10 page white paper?   I have been giving this a lot of thought on how could I simplify the description and benefits of an enterprise social network in a visual [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I have been plagued with the question, by multiple people, what is an enterprise social network?   Can I understand it, without having to read a 10 page white paper?   I have been giving this a lot of thought on how could I simplify the description and benefits of an enterprise social network in a visual representation.  It didn’t hit me until I was watching a college football game in real-time via my computer, last Saturday.</p>
<p>That your company is like a stadium, full of many 100s or even thousands of professionals, with a common purpose, (at the stadium to cheer on their favorite team) at your company to work towards the success, sustainability and growth of your business.   But as you look out over the sea of professionals in the stands;</p>
<p>Do you know where the next great idea will come from?</p>
<p>Who owns the best practices or expertise that you may need?</p>
<p>Is email your primary communication channel in your company?</p>
<p>Where is all the knowledge stored, is it available and re-usable?</p>
<p>Is innovation part of your equation?</p>
<p>So I sat down an created a simple 8 slide PowerPoint to try and explain the concept of an enterprise social network.   Have a look and let me know what you think&#8230;</p>
<p>Just food for thought!</p>
<div style="width:425px" id="__ss_5888722"><strong style="display:block;margin:12px 0 4px"><a href="http://www.slideshare.net/yooplus/what-is-an-enterprise-social-network" title="What is an Enterprise Social Network">What is an Enterprise Social Network</a></strong><object id="__sse5888722" width="425" height="355"><param name="movie" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=whatisaesnnov10-101124083229-phpapp01&#038;stripped_title=what-is-an-enterprise-social-network&#038;userName=yooplus" /><param name="allowFullScreen" value="true"/><param name="allowScriptAccess" value="always"/><embed name="__sse5888722" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=whatisaesnnov10-101124083229-phpapp01&#038;stripped_title=what-is-an-enterprise-social-network&#038;userName=yooplus" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="355"></embed></object>
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</div>
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		<title>Genio o creatività collettiva?</title>
		<link>http://blog.yooplus.com/2010/11/18/genio-o-creativita-collettiva/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 16:52:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Grimaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[E 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Un articolo di Riccardo Staglianò sulla Repubblica del 17 novembre ci racconta di come non siano più i “geni solitari” a inventare nuove idee e innovare i modi del vivere. Dovendo far colpo sui lettori l’articolo, che in realtà parla di due libri usciti quasi contemporaneamente negli Stati Uniti che trattano della storia delle scoperte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un articolo di Riccardo Staglianò  sulla Repubblica del 17  novembre ci racconta di come non siano più i “geni solitari” a inventare nuove idee e innovare i modi del vivere.<br />
Dovendo far colpo sui lettori l’articolo, che in realtà parla di due libri usciti quasi contemporaneamente negli Stati Uniti che trattano della storia delle scoperte e delle umane degli ultimi due secoli, ha un richiamo in prima dall’affascinante titolo “L’origine delle invenzioni il genio è un social network”.<br />
Una piccola forzatura che è però testimone di una idea ormai comune: l’invenzione somiglia sempre di più ad un processo creativo collettivo che a un certo punto si fa idea solida e prodotto piuttosto che alla fulminante intuizione di un genio.<br />
Da parte mia ripeto spesso, una piccola ossessione, che l’unico differenziale competitivo che può essere credibilmente perseguito dalle aziende europee sta nelle persone che le “abitano” e le fanno vivere. Normalmente si immagina che i fattori della competizione siano sostanzialmente materiali: capitali a disposizione, materie prime, processi e macchinari, costo del lavoro. Tutte cose per cui altri, in altre parti del mondo, sono meglio forniti.<br />
Fortunatamente va aggiunto anche un altro elemento del tutto immateriale ma non meno importante: la creatività, il genio. Con esso la capacità di rendere materiale l’idea, di studiarne i diversi aspetti, di farla diventare una merce appetibile sul mercato globale.<br />
Non sarà poi un caso che le industrie italiane di maggior successo nel mondo siano proprio quelle a maggior tasso di incidenza creativa.<br />
Potremmo, per rafforzare e allargare il campo, prendere atto, appunto, che non ci si può più affidare semplicemente al genio individuale di qualcuno, stilista o architetto che sia,  e provare a valorizzare l’intelligenza collettiva presente in ogni azienda.<br />
Per farlo, non essendo quasi mai sufficienti le dichiarazioni di principio, potrebbe essere utile che chi si occupa di HR o di organizzazione dei processi interni provasse ad immaginarsi una struttura meno gerarchica e più collaborativa, dove siano valorizzate le capacità creative dei gruppi di lavoro, dove la memoria sia collettiva e non individuale e dove tutto ciò sia fonte di maggiore efficienza e di partecipazione agli obiettivi aziendali.<br />
Passare dall’idea della intranet tradizionale, frazionata, poco efficiente, spesso non utilizzata, a quelle di una struttura informativa aziendale partecipata e trasversale basata sui principi dei social network potrebbe essere un buon modo per iniziare a praticare il passaggio.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Pubblica amministrazione e WEB 2.0</title>
		<link>http://blog.yooplus.com/2010/11/16/pubblica-amministrazione-e-e-web-2-0/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 17:37:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Del Freo</dc:creator>
				<category><![CDATA[P.A.]]></category>

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		<description><![CDATA[Luca Vanzella nel blog (http://www.daimon.it/ ) del 4 novembre cita una riflessione di Chris Anderson di Wired che spiega come il Web stia per morire : “Il Web rischia di morire – dice Anderson ma da qui in poi parafraso io – perché sempre più dati passano attraverso applicazioni, protocolli e piattaforme (private, a pagamento, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Luca Vanzella nel blog (<a href="http://www.daimon.it/">http://www.daimon.it/</a> ) del 4 novembre cita una riflessione di Chris Anderson di Wired che spiega come il Web stia per morire : “Il Web rischia di morire – dice Anderson ma da qui in poi parafraso io – perché sempre più dati passano attraverso applicazioni, protocolli e piattaforme (private, a pagamento, o semplicemente tecnicamente non accessibili) che non sono indicizzabili dai motori di ricerca.</p>
<p>È un flusso di informazioni in rapida crescita e invisibile ai motori di ricerca, che quindi non diviene ricercabile e non va ad alimentare quella sorta di corpus delle conoscenze umane che è Internet (e che Google si è data la missione di “organizzare”, attraverso appunto la sua indicizzazione). Si tratta di tutti quei servizi che non utilizzano il protocollo <em>http</em>, di quelli che mantengono i contenuti privati, come <em>Facebook</em>, dei servizi di social networking che richiedono il login come <em>Linkedin</em>, delle applicazioni per iPhone o iPad, dei servizi di networking, gaming, chat, messaging, streaming basati su console e set top box, delle piattaforme chiuse e proprietarie di tutti i tipi (su computer, cellulare, tablet, console…): sono tutti esempi di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Deep_Web">Deepnet</a>, ovvero di contenuti non visibili ai motori di ricerca, quindi non indicizzabili, quindi non ricercabili.”Gli enti pubblici hanno superato i portali (web 1.0) che, se ben costruiti e ben funzionanti, danno un grande servizio alla cittadinanza e ottima visibilità all&#8217;ente ma col limite che i cittadini li frequentano solo per necessità informativa   dal momento che è preclusa la possibilità di interagire in alcun modo e sono ormai in vista delle potenzialità del web 2.0.</p>
<p>Lo usano come vetrina, per contattare i cittadini, per tenere saldo un legame che è sempre meno diretto e sempre più mediato dalla tecnologia.</p>
<p>Il desiderio di essere più utili, più vicini e in continuo contatto con la cittadinanza ha fatto si che moltissime amministrazioni, nel loro complesso, e, in altri casi i singoli uffici o assessorati, si siano accreditati sui maggiori social network, creando le proprie pagine.</p>
<p>Il risultato paradossalmente è contrario all&#8217;intento: le comunicazioni, le discussioni, le foto, infatti i documenti e tutto ciò che viene elaborato all&#8217;interno di questi social network rimane privato e non rintracciabile, anzi in molti casi non appartiene neppure più all&#8217;ente, che lo ha ceduto esplicitamente al social network.</p>
<p>Per la Pubblica Amministrazione ci sono ulteriori handicap:</p>
<ul>
<li>I dati di una Pubblica Amministrazione non possono essere ceduti mai, e in nessun caso, a terzi.</li>
<li>Nessun soggetto esterno, salvo la magistratura, può sindacare cosa si dica all&#8217;interno di una discussione tra cittadini, e se questo sia giuridicamente corretto. Nessuno può decidere se un singolo possa essere bannato o escluso dal gruppo.</li>
<li>I social network evolvono, e gli utenti migrano su altre piattaforme. Ieri second life, poi myspace e netlog, oggi facebook.. e domani ? Tutto ciò che si è sviluppato su quei social è perso alla discussione che oggi si sviluppa su Facebook.</li>
<li>Tutta la discussione che si sviluppa all&#8217;interno di un social network è sganciata e rimane avulsa dai processi interni all&#8217;ente.</li>
</ul>
<p>Del resto è  necessario riconoscere che moltissimi cittadini ormai, sia in ufficio, sia in ozio, sono presenti in modo massivo sui social network, e che un&#8217;interazione con loro fornisce continui e potentissimi feedback alla politica e alla amministrazione.</p>
<p>Per questo motivo c&#8217;è e ci sarà sempre l&#8217;incentivo ad essere presente là dove è presente  la cittadinanza. È quindi di vitale importanza poter tenere traccia della discussione, dei cittadini, delle proposte, dei sondaggi. Tutto questo è patrimonio dell&#8217;ente, non è sindacabile da terzi, non è cedibile e non lo si può perdere. Gli enti devono governare il processo di produzione dell&#8217;informazione e il processo di divulgazione presso terzi. L&#8217;ente deve possedere la cabina di regia, deve avere tutti i feedback, e deve usare tutti i media possibili per divulgare e raggiungere i cittadini.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Who should be Leading the Charge to Enterprise Social Networking Adoption?</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 17:11:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Christel</dc:creator>
				<category><![CDATA[E 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[With the complexities of today’s global organization from virtual workforces, various languages, disperse global functions and departments and a supply chain that doesn’t sleep. The toughest job would be the coordination, communication and management of those hundreds to thousands of employees in your organization.   Traditional tools may get the job done with newsletters, email, intranets, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>With the complexities of today’s global organization from virtual workforces, various languages, disperse global functions and departments and a supply chain that doesn’t sleep.</p>
<p>The toughest job would be the coordination, communication and management of those hundreds to thousands of employees in your organization.   Traditional tools may get the job done with newsletters, email, intranets, mail, and meetings, but are you sure you are reaching, communicating, educating and managing your companies workforce in the most efficient an effective manner?</p>
<p>Are policy changes making it to the front lines in real-time?</p>
<p>Are you able to locate skills-sets within the organization for the CEO’s new projects?</p>
<p>Can you customize your communication by department or job function so it resonates to your audience or do you provide a one-size-fits-all communication?</p>
<p>What if, there was an innovative idea to help Human Resources with one of their greatest challenges?</p>
<p>That is why I would think that Human Resource VPs and Managers should be running to acquire this innovation for the enterprise.</p>
<p><strong>-</strong> Allowing each employee to have a profile      with skills and experience (similar to LinkedIn).</p>
<p><strong>-</strong> Organizing profiles within functions or      roles creating groups for similar communications or education. (teams,      groups, forums, meetings)</p>
<p><strong>-</strong> Providing overall communications – new      policy changes, messages from the president. (blog posts, internal      communications system)</p>
<p><strong>-</strong> Create feedback loops, ratings, surveys,      and voting to keep your finger on the pulse of the company, its moral,      motivation and culture.</p>
<p><strong>-</strong> Provide all corporate documentation in a      searchable content management repository complete with the ability to add,      update and track all changes.</p>
<p><strong>-</strong> In a secure environment, behind your company’s      firewall, with encryption capabilities.</p>
<ul></ul>
<p>This is only a glimpse of what an Enterprise Social Network (ESN) can do for your Human Resource department.    I am sure you extend that list ten fold.</p>
<p>But, what you also need to be aware of is don’t get pulled into that this adoption is going to take months and 100s of thousands of dollars or euros.    NOT TRUE!     I am sure some of the larger competitors will want to convince you of that, but I can recommend a option that provides rapid deployment and adoption, the ability to customize your ESN to your needs, and integrate within your system’s infrastructure.</p>
<p>Take a look at the new&#8230;nu+ enterprise social network from Yooplus. (<a href="http://www.yooplus.com/" target="_blank">www.yooplus.com</a>)</p>
<p>You maybe pleasantly surprised.</p>
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		<title>Parlando di Social Media e P.A.</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 17:08:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Del Freo</dc:creator>
				<category><![CDATA[P.A.]]></category>

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		<description><![CDATA[La Pubblica Amministrazione ha metabolizzato adeguatamente le varie sfide tecnologiche che si è trovata davanti nel corso degli ultimi decenni. Ogni evoluzione tecnologica ha comportato adeguamenti sia sul lato tecnico sia sul lato organizzativo e, quasi sempre, l&#8217;impatto maggiore non è stato quello tecnologico. Mainframe, Minicomputer, Personal Computer, server e reti, linguaggi e modalità operative [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Pubblica Amministrazione ha metabolizzato adeguatamente le varie  sfide tecnologiche che si è trovata davanti nel corso degli ultimi  decenni.<br />
Ogni evoluzione tecnologica ha comportato adeguamenti sia sul lato  tecnico sia sul lato organizzativo e, quasi sempre, l&#8217;impatto maggiore  non è stato quello tecnologico.<br />
Mainframe, Minicomputer, Personal Computer, server e reti, linguaggi e  modalità operative differenti sono stati di forte impatto tecnologico ed  organizzativo sia per l&#8217;ente sia per gli utenti.<br />
L&#8217;ultima frontiera, quella dei portali, della comunicazione Web 1.0,  dell&#8217;informazione statica, è stata relativamente semplice da affrontare  poiché coinvolgeva esclusivamente la struttura interna dell&#8217;ente.<br />
La cittadinanza era spettatrice, né più, né meno come nelle precedenti  evoluzioni.<br />
Tutto il processo era ancora di tipo Top Down.<br />
La nuova frontiera tecnologica ed organizzativa che la P.A. dovrà  affrontare e metabolizzare è il social network.<br />
È al contempo una frontiera tecnologica e una frontiera sociale.<br />
È un nuovo paradigma della tecnologia e un nuovo paradigma della  comunicazione e del rapporto col pubblico.<br />
È il sovvertimento dell&#8217;approccio, non più Top Down ma Bottom Up.<br />
La frontiera tecnologica è rappresentata dal fatto che una P.A. non può  affidare tout court la propria immagine, la propria comunicazione, e i  dati della propria cittadinanza ad un social media che appartenga, e sia  governato, da altri.<br />
I dati appartengono alla cittadinanza, appartengono all&#8217;istituzione  pubblica e non possono essere ceduti a terzi che ne diventino  proprietari. Neppure si può immaginare che per un motivo o per l&#8217;altro  un ente pubblico possa vedere la propria comunicazione soggetta a  censura od oscurata da terzi per motivi di mercato. Sarà necessario che  la P.A. si impegni allo sviluppo di piattaforme social, delle quali sia  assolutamente proprietaria, almeno in termini di utilizzo, regole, e  dati.<br />
L&#8217;idea è che la P.A. si doti di strumenti che possano utilizzare i vari  social network come canali di diffusione ed interazione con la  cittadinanza.</p>
<p>Azzardando un parallelo con radio e televisioni, la P.A. deve  possedere la notizia, la redazione, il palinsesto, e deve poter usare i  social media come ripetitori, satellite e antenne della trasmissione,  portando la propria discussione là dove esista il pubblico (Fb, Twitter,  ecc. ecc.)</p>
<p>La frontiera sociale consiste nella necessità di creare un nuovo modo  di comunicare partecipato con i propri amministrati, di collaborazione  tra enti, di integrazione tra amministrazioni eterogenee e di confronto  civile ed urbano. Un sistema che consenta il dialogo interno  istituzionale, il confronto delle idee e delle posizioni e permetta di  esportare ed importare informazioni e dati da e verso la cittadinanza.<br />
La cittadinanza gioca un ruolo insostituibile nel web 2.0: partecipa,  propone, critica, anche aspramente, necessita risposte sensate, logiche e  nel pieno rispetto della legalità.<br />
Gli addetti stampa, l&#8217;ufficio relazione col pubblico sono gli incaricati  istituzionali a gestire la comunità sono i blogger dell&#8217;ente, sono  l&#8217;evoluzione del disk jokey in ambito social sono i community manager ( o  C.J.) che l&#8217;ente dovrà dotare degli strumenti e dei ricettori per  gestire l&#8217;immagine della PA verso tutti.<br />
I politici più accorti e gli Enti all&#8217;avanguardia possiedono già da  tempo un pagina sui social media più frequentati ed è opportuno che si  rendano conto che la loro presenza, la loro permanenza e i loro dati  sopra ogni cosa, devono essere di loro esclusiva proprietà e replicati  in ogni ambito social mantenendo saldamente la cabina di regia al  proprio interno al fine di coordinare tutte le varie discussioni che  dovessero evolvere separatamente nei diversi ambiti.<br />
La cittadinanza oggi presente su un social media era ieri assolutamente  presente su un altro media, oggi dimenticato, e domani la prevalenza  sarà forse su altri social oggi in fase di progettazione in un garage  della est/west coast.<br />
L&#8217;ente non può rinunciare ad una doverosa ricongiunzione storica e  temporale della discussione e del confronto con la cittadinanza.</p>
<p>Una sfida quindi non solo tecnologica ma etica e sociale che passa  necessariamente sul web.</p>
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		<title>Collaboration Between Marketing and Sales</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 16:43:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Christel</dc:creator>
				<category><![CDATA[E 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Bridging the Communications Gap How often is sales (direct, field, or channels) unaware of your organization’s marketing efforts.  You have an annual marketing plan, but as you, and I know, opportunities arise, campaigns are adjusted or cancelled and budgets are cut or expanded.   A marketing plan is a living breathing animal that needs constant care, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Bridging the Communications Gap</em></strong></p>
<p>How often is sales (direct, field, or channels) unaware of your organization’s marketing efforts.  You have an annual marketing plan, but as you, and I know, opportunities arise, campaigns are adjusted or cancelled and budgets are cut or expanded.   A marketing plan is a living breathing animal that needs constant care, feeding and grooming.  But how is sales kept in the look, mostly by emails prior to the events taking place, limiting their time and effort to coordinate sales efforts with customers or prospects.   This is the “<strong><em>communication gap</em></strong>” between both organizations.</p>
<p>But what if sales could have access to marketing’s playbook, calendar and content, 24 hours a day, seven days a week.  What if they could be notified in real-time as changes or additions occur?</p>
<p>But even more importantly, what if they participate in providing feedback, customer quotes, success stories, tips on what’s working and what’s not.  This is your front-line connection with prospects to customers.   Creating a collaboration between sales and marketing should improve both organization’s productivity and ROI.</p>
<p><strong><em>Shared Calendar</em></strong> – Sales would know of events weeks or months prior to taking place and can provide inputs or who’s coming both prospects and customers. Allowing marketing to prepare for them.  Sales can post critical sales meetings and request marketing support.</p>
<p><strong><em>Single Repository</em></strong> -  Organized to provide sales the latest tools; sales presentations, templates, demos, videos, brochure and other marketing materials, one click away.   This allows marketing to manage the set of marketing materials in the field controlling versions and updates.</p>
<p><strong><em>Sales Tips</em></strong> – marketing can capture tips and ideas across the sales force and channels to create best practices, lessons learned and a, tip of the day blog, for reps to be kept updated.</p>
<p><strong><em>New Communications</em></strong> &#8211;  Reps can be provided updates anytime and even real-time information with VOiP, Instant Messaging as well as its own messaging system eliminating spam and providing only relevant information, while linked to his/her current email box.</p>
<p>This could sit on top of your lead generation software allowing your to continue tracking, posting and recording the success of your leads generated from various sources.   But you are adding a social layer of communications and collaboration that didn’t exist or if it did was not with the entire sales force, but those reps closer to home.</p>
<p>This may be an innovative opportunity to leverage team collaboration tools or an enterprise social network to support this social layer.</p>
<p>Food for thought&#8230;</p>
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		<title>Human Motivation and the Social Enterprise</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 16:37:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Christel</dc:creator>
				<category><![CDATA[SOCIAL]]></category>

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		<description><![CDATA[Here are four tips based on an understanding of human motivation. 1. Autonomy – give team members the tools, training and access to information resources to solve problems at all levels of operation.   When leaders provide the tools and coaching for employees to make good decisions within the realm of their jobs, employees are more [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Here are four tips based on an understanding of human motivation.</p>
<p>1. <strong>Autonomy </strong>– give team members the tools, training and access to information resources to solve problems at all levels of operation.   When leaders provide the tools and coaching for employees to make good decisions within the realm of their jobs, employees are more committed and accountable for owning what they do.</p>
<p>2. <strong>Higher purpose</strong> – Show your team members how their efforts make a difference to a higher goal, relating your efforts to overall corporate goals and objectives and your impact.   Providing a sense of purpose and direction with tangible benefits for the company so your employees are growing personally and professionally through their work.</p>
<p>3. <strong>Opportunity to grow</strong> – Feedback, polls, and surveys when geared toward making employees better in their work and also geared toward showing what they are doing well, makes employees happier and more accountable. Coupling this with helping people to learn new skills and new experiences they believe there are growing professionally and they are.</p>
<p>4. <strong>Recognized Success</strong> – all people have egos and want to be recognized for their contribution to the project or team.  A good manager will share recognition across the team and put the spotlight on everyone but him/her–self.   During tough economic times, it is more important that ever to use non-monitory ways to motivate people. Motivation is not manipulation when you discover ways that result in greater personal satisfaction for employees at the gut level.</p>
<p>One way to leverage human motivation is to provide them the tools and understanding to create an open and innovation work culture.   An enterprise social network (ESN) does just that.   Obviously, there is the hurdle of adoption and use, but once your team recognizes the benefits, freedom and opportunity. You as a manager can leverage these tips for human motivation within an ESN to create a motivated and productive workforce.   Because, as we know most employees leave because they feel stagnate in their jobs.</p>
<p>Food for thought&#8230;</p>
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