P.A.


7
feb 11

Enterprise Social Network nella Pubblica Amministrazione

Quanto vale un Enterprise Social Network ? Ha un proprio ROI (Return Of Investiment)  ?
È un valore spendibile o anche solo semplicemente utilizzabile ?

La recente valutazione di Goldman Sachs circa il collocamento in borsa di Facebook a circa 50 mld di dollari presume che ogni identità su Facebook ,vera o fasulla che sia, valga più o meno 100 dollari. Al netto dei fake e dei gruppi al giusto cambio diciamo circa 100€, è ovviamente un valore arrotondato per fare due conti con maggiore rapidità.

In cosa consiste questo valore ? Il valore consiste nella potenzialità di vendita di ogni profilo a chi effettua ricerche (marketing, sociali, tendenza, politica ecc. ecc.) o voglia vendere pubblicità ad un pubblico selezionato, quanto sia attendibile questo valore lo dirà il mercato e la capacità dei manager di Facebook.
Il vero problema per chi volesse e potesse usare FB per fare  analisi, sondaggi, e pubblicità è l’attendibilità di quei profili  (a volte fake e incontrollabili), l’affezione del pubblico, la usabilità di quelle informazioni.
Facebook non è un social network nato per le aziende e certamente è privo di moltissimi degli strumenti necessari per un social media aziendale o per la pubblica amministrazione, oltre ad essere completamente deficitario in termini di sicurezza, privacy ecc. ecc. (vedi l’articolo di Sean R. Nicholson)

Ma è certo che un social media ben strutturato, che abbia caratteristiche di sicurezza, privacy, possa avere gruppi moderati, strumenti di identificazione e di fidelizzazione che vanno al di là dell’uso prettamente hobbystico, potrebbe avere un valore uguale o  superiore ai 100€ per iscritto sia per un ente pubblico sia per una azienda.
Poter contare sulle opinioni del proprio social network, poter chiedere a gruppi di professionisti un parere tecnico, ad un gruppo di cittadini un’opinione preventiva su scelte di bilancio, di arredo urbano, di pianificazione territoriale, certamente vale e vale molto di più dei 100€ che ha individuato Goldman Sachs.
Oggi la Pubblica Amministrazione informa o intervista i propri cittadini a costi di solito elevatissimi, un social network consente di abbattere i costi in modo drastico, limitando i media tradizionali a quelle categorie che statisticamente non sono presenti su internet.


16
nov 10

Pubblica amministrazione e WEB 2.0

Luca Vanzella nel blog (http://www.daimon.it/ ) del 4 novembre cita una riflessione di Chris Anderson di Wired che spiega come il Web stia per morire : “Il Web rischia di morire – dice Anderson ma da qui in poi parafraso io – perché sempre più dati passano attraverso applicazioni, protocolli e piattaforme (private, a pagamento, o semplicemente tecnicamente non accessibili) che non sono indicizzabili dai motori di ricerca.

È un flusso di informazioni in rapida crescita e invisibile ai motori di ricerca, che quindi non diviene ricercabile e non va ad alimentare quella sorta di corpus delle conoscenze umane che è Internet (e che Google si è data la missione di “organizzare”, attraverso appunto la sua indicizzazione). Si tratta di tutti quei servizi che non utilizzano il protocollo http, di quelli che mantengono i contenuti privati, come Facebook, dei servizi di social networking che richiedono il login come Linkedin, delle applicazioni per iPhone o iPad, dei servizi di networking, gaming, chat, messaging, streaming basati su console e set top box, delle piattaforme chiuse e proprietarie di tutti i tipi (su computer, cellulare, tablet, console…): sono tutti esempi di Deepnet, ovvero di contenuti non visibili ai motori di ricerca, quindi non indicizzabili, quindi non ricercabili.”Gli enti pubblici hanno superato i portali (web 1.0) che, se ben costruiti e ben funzionanti, danno un grande servizio alla cittadinanza e ottima visibilità all’ente ma col limite che i cittadini li frequentano solo per necessità informativa   dal momento che è preclusa la possibilità di interagire in alcun modo e sono ormai in vista delle potenzialità del web 2.0.

Lo usano come vetrina, per contattare i cittadini, per tenere saldo un legame che è sempre meno diretto e sempre più mediato dalla tecnologia.

Il desiderio di essere più utili, più vicini e in continuo contatto con la cittadinanza ha fatto si che moltissime amministrazioni, nel loro complesso, e, in altri casi i singoli uffici o assessorati, si siano accreditati sui maggiori social network, creando le proprie pagine.

Il risultato paradossalmente è contrario all’intento: le comunicazioni, le discussioni, le foto, infatti i documenti e tutto ciò che viene elaborato all’interno di questi social network rimane privato e non rintracciabile, anzi in molti casi non appartiene neppure più all’ente, che lo ha ceduto esplicitamente al social network.

Per la Pubblica Amministrazione ci sono ulteriori handicap:

  • I dati di una Pubblica Amministrazione non possono essere ceduti mai, e in nessun caso, a terzi.
  • Nessun soggetto esterno, salvo la magistratura, può sindacare cosa si dica all’interno di una discussione tra cittadini, e se questo sia giuridicamente corretto. Nessuno può decidere se un singolo possa essere bannato o escluso dal gruppo.
  • I social network evolvono, e gli utenti migrano su altre piattaforme. Ieri second life, poi myspace e netlog, oggi facebook.. e domani ? Tutto ciò che si è sviluppato su quei social è perso alla discussione che oggi si sviluppa su Facebook.
  • Tutta la discussione che si sviluppa all’interno di un social network è sganciata e rimane avulsa dai processi interni all’ente.

Del resto è  necessario riconoscere che moltissimi cittadini ormai, sia in ufficio, sia in ozio, sono presenti in modo massivo sui social network, e che un’interazione con loro fornisce continui e potentissimi feedback alla politica e alla amministrazione.

Per questo motivo c’è e ci sarà sempre l’incentivo ad essere presente là dove è presente  la cittadinanza. È quindi di vitale importanza poter tenere traccia della discussione, dei cittadini, delle proposte, dei sondaggi. Tutto questo è patrimonio dell’ente, non è sindacabile da terzi, non è cedibile e non lo si può perdere. Gli enti devono governare il processo di produzione dell’informazione e il processo di divulgazione presso terzi. L’ente deve possedere la cabina di regia, deve avere tutti i feedback, e deve usare tutti i media possibili per divulgare e raggiungere i cittadini.


20
ott 10

Parlando di Social Media e P.A.

La Pubblica Amministrazione ha metabolizzato adeguatamente le varie sfide tecnologiche che si è trovata davanti nel corso degli ultimi decenni.
Ogni evoluzione tecnologica ha comportato adeguamenti sia sul lato tecnico sia sul lato organizzativo e, quasi sempre, l’impatto maggiore non è stato quello tecnologico.
Mainframe, Minicomputer, Personal Computer, server e reti, linguaggi e modalità operative differenti sono stati di forte impatto tecnologico ed organizzativo sia per l’ente sia per gli utenti.
L’ultima frontiera, quella dei portali, della comunicazione Web 1.0, dell’informazione statica, è stata relativamente semplice da affrontare poiché coinvolgeva esclusivamente la struttura interna dell’ente.
La cittadinanza era spettatrice, né più, né meno come nelle precedenti evoluzioni.
Tutto il processo era ancora di tipo Top Down.
La nuova frontiera tecnologica ed organizzativa che la P.A. dovrà affrontare e metabolizzare è il social network.
È al contempo una frontiera tecnologica e una frontiera sociale.
È un nuovo paradigma della tecnologia e un nuovo paradigma della comunicazione e del rapporto col pubblico.
È il sovvertimento dell’approccio, non più Top Down ma Bottom Up.
La frontiera tecnologica è rappresentata dal fatto che una P.A. non può affidare tout court la propria immagine, la propria comunicazione, e i dati della propria cittadinanza ad un social media che appartenga, e sia governato, da altri.
I dati appartengono alla cittadinanza, appartengono all’istituzione pubblica e non possono essere ceduti a terzi che ne diventino proprietari. Neppure si può immaginare che per un motivo o per l’altro un ente pubblico possa vedere la propria comunicazione soggetta a censura od oscurata da terzi per motivi di mercato. Sarà necessario che la P.A. si impegni allo sviluppo di piattaforme social, delle quali sia assolutamente proprietaria, almeno in termini di utilizzo, regole, e dati.
L’idea è che la P.A. si doti di strumenti che possano utilizzare i vari social network come canali di diffusione ed interazione con la cittadinanza.

Azzardando un parallelo con radio e televisioni, la P.A. deve possedere la notizia, la redazione, il palinsesto, e deve poter usare i social media come ripetitori, satellite e antenne della trasmissione, portando la propria discussione là dove esista il pubblico (Fb, Twitter, ecc. ecc.)

La frontiera sociale consiste nella necessità di creare un nuovo modo di comunicare partecipato con i propri amministrati, di collaborazione tra enti, di integrazione tra amministrazioni eterogenee e di confronto civile ed urbano. Un sistema che consenta il dialogo interno istituzionale, il confronto delle idee e delle posizioni e permetta di esportare ed importare informazioni e dati da e verso la cittadinanza.
La cittadinanza gioca un ruolo insostituibile nel web 2.0: partecipa, propone, critica, anche aspramente, necessita risposte sensate, logiche e nel pieno rispetto della legalità.
Gli addetti stampa, l’ufficio relazione col pubblico sono gli incaricati istituzionali a gestire la comunità sono i blogger dell’ente, sono l’evoluzione del disk jokey in ambito social sono i community manager ( o C.J.) che l’ente dovrà dotare degli strumenti e dei ricettori per gestire l’immagine della PA verso tutti.
I politici più accorti e gli Enti all’avanguardia possiedono già da tempo un pagina sui social media più frequentati ed è opportuno che si rendano conto che la loro presenza, la loro permanenza e i loro dati sopra ogni cosa, devono essere di loro esclusiva proprietà e replicati in ogni ambito social mantenendo saldamente la cabina di regia al proprio interno al fine di coordinare tutte le varie discussioni che dovessero evolvere separatamente nei diversi ambiti.
La cittadinanza oggi presente su un social media era ieri assolutamente presente su un altro media, oggi dimenticato, e domani la prevalenza sarà forse su altri social oggi in fase di progettazione in un garage della est/west coast.
L’ente non può rinunciare ad una doverosa ricongiunzione storica e temporale della discussione e del confronto con la cittadinanza.

Una sfida quindi non solo tecnologica ma etica e sociale che passa necessariamente sul web.