Parlando di Social Media e P.A.

La Pubblica Amministrazione ha metabolizzato adeguatamente le varie sfide tecnologiche che si è trovata davanti nel corso degli ultimi decenni.
Ogni evoluzione tecnologica ha comportato adeguamenti sia sul lato tecnico sia sul lato organizzativo e, quasi sempre, l’impatto maggiore non è stato quello tecnologico.
Mainframe, Minicomputer, Personal Computer, server e reti, linguaggi e modalità operative differenti sono stati di forte impatto tecnologico ed organizzativo sia per l’ente sia per gli utenti.
L’ultima frontiera, quella dei portali, della comunicazione Web 1.0, dell’informazione statica, è stata relativamente semplice da affrontare poiché coinvolgeva esclusivamente la struttura interna dell’ente.
La cittadinanza era spettatrice, né più, né meno come nelle precedenti evoluzioni.
Tutto il processo era ancora di tipo Top Down.
La nuova frontiera tecnologica ed organizzativa che la P.A. dovrà affrontare e metabolizzare è il social network.
È al contempo una frontiera tecnologica e una frontiera sociale.
È un nuovo paradigma della tecnologia e un nuovo paradigma della comunicazione e del rapporto col pubblico.
È il sovvertimento dell’approccio, non più Top Down ma Bottom Up.
La frontiera tecnologica è rappresentata dal fatto che una P.A. non può affidare tout court la propria immagine, la propria comunicazione, e i dati della propria cittadinanza ad un social media che appartenga, e sia governato, da altri.
I dati appartengono alla cittadinanza, appartengono all’istituzione pubblica e non possono essere ceduti a terzi che ne diventino proprietari. Neppure si può immaginare che per un motivo o per l’altro un ente pubblico possa vedere la propria comunicazione soggetta a censura od oscurata da terzi per motivi di mercato. Sarà necessario che la P.A. si impegni allo sviluppo di piattaforme social, delle quali sia assolutamente proprietaria, almeno in termini di utilizzo, regole, e dati.
L’idea è che la P.A. si doti di strumenti che possano utilizzare i vari social network come canali di diffusione ed interazione con la cittadinanza.

Azzardando un parallelo con radio e televisioni, la P.A. deve possedere la notizia, la redazione, il palinsesto, e deve poter usare i social media come ripetitori, satellite e antenne della trasmissione, portando la propria discussione là dove esista il pubblico (Fb, Twitter, ecc. ecc.)

La frontiera sociale consiste nella necessità di creare un nuovo modo di comunicare partecipato con i propri amministrati, di collaborazione tra enti, di integrazione tra amministrazioni eterogenee e di confronto civile ed urbano. Un sistema che consenta il dialogo interno istituzionale, il confronto delle idee e delle posizioni e permetta di esportare ed importare informazioni e dati da e verso la cittadinanza.
La cittadinanza gioca un ruolo insostituibile nel web 2.0: partecipa, propone, critica, anche aspramente, necessita risposte sensate, logiche e nel pieno rispetto della legalità.
Gli addetti stampa, l’ufficio relazione col pubblico sono gli incaricati istituzionali a gestire la comunità sono i blogger dell’ente, sono l’evoluzione del disk jokey in ambito social sono i community manager ( o C.J.) che l’ente dovrà dotare degli strumenti e dei ricettori per gestire l’immagine della PA verso tutti.
I politici più accorti e gli Enti all’avanguardia possiedono già da tempo un pagina sui social media più frequentati ed è opportuno che si rendano conto che la loro presenza, la loro permanenza e i loro dati sopra ogni cosa, devono essere di loro esclusiva proprietà e replicati in ogni ambito social mantenendo saldamente la cabina di regia al proprio interno al fine di coordinare tutte le varie discussioni che dovessero evolvere separatamente nei diversi ambiti.
La cittadinanza oggi presente su un social media era ieri assolutamente presente su un altro media, oggi dimenticato, e domani la prevalenza sarà forse su altri social oggi in fase di progettazione in un garage della est/west coast.
L’ente non può rinunciare ad una doverosa ricongiunzione storica e temporale della discussione e del confronto con la cittadinanza.

Una sfida quindi non solo tecnologica ma etica e sociale che passa necessariamente sul web.

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